La finestra nell'arte

25 . Jun . 2013 | in Curiosità


Una finestra sul mondo. "Da Dürer a Mondrian e oltre" è il titolo della mostra, conclusasi lo scorso gennaio a Lugano.
Oggetto dell’esibizione: il ruolo svolto da questo elemento architettonico all’interno dell’arte, rivelatosi fondamentale non solo in qualità di infisso e in relazione a telaio o tipologia di vetri, ma anche nella sua accezione più metaforica. All’interno di un percorso articolato, che spaziava dal ‘400 al ‘900, la mostra ospitava ben 200 opere, esposte presso il Museo Cantonale d’Arte e il Museo d’Arte e provenienti da importanti collezioni private, oltre che da musei internazionali.

Le finestre al di là degli infissi

Nelle opere di Albrecht Dürer, Lorenzo di Credi e Pieter de Hooch, la finestra diviene “Il punto di partenza per l'organizzazione del paesaggio, in base a una precisa prospettiva in grado di misurare lo spazio”. Questa l’angolazione da cui viene osservata la finestra durante il ‘400, secondo i curatori della mostra e che ritroviamo nei quadri rinascimentali. Considerata dal punto di vista della sua funzione, la finestra si evolve, rivelando nell’ 800 una connotazione introspettiva. Si presenta metaforicamente come soglia a cavallo tra lo spazio interno dell’artista e un mondo esterno complesso, ricalcando fedelmente i principali assunti del romanticismo.

Nel periodo impressionista e post-impressionista i limiti tra esterno ed esterno si rivelano ambigui, disperdendosi tra ante, specchi, vetri e tende. La forza della luce confonde i piani, sovvertendo il concetto di prospettiva nelle opere di Claude Monet, Pierre Bonnard, Édouard Vuillard, Henri Matisse.
Il confine si dissolve completamente con le avanguardie storiche della metafisica e del surrealismo. Ambiguità e mistero mettono in scena una rappresentazione esistenziale ed emotiva della realtà negli scenari apparentemente senza logica, senza coerenza di De Chirico e di Magritte.
L’artista statunitense Mark Rothko cita Michelangelo, riproducendo le finestre cieche e i serramenti classici della Biblioteca Laurenziana di Firenze. Le sue opere riproducono spazi chiusi dai quali è impossibile uscire e assumono una carica fitta di astrazione emotiva. 
La finestra intesa in senso tradizionale progressivamente scompare. Le componenti figurative in chiave consumistica emergono nelle opere di Schifano, la cui finestra personale sarà il televisore. 
All’interno dell’opera di Cerith Wyn Evans, la presenza della finestra viene ridotta a un gioco linguistico, un paradosso filosofico inteso come unico modo per entrare in contatto con la realtà. La scritta al neon Think of this as a window è considerata l’opera-simbolo della mostra.
Da Tuttoporte la finestra si riappropria della sua connotazione più pragmatica, spogliandosi di ogni accezione metaforica e rivelandosi completamente in tutte le sue proposte provenienti dalle migliori aziende del settore.


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